Un risultato per la carovana: il governo del Tabasco riesaminerà i casi dei migranti incarcerati

Encuentro con autoridades del estado de Tabasco.

Durante l’incontro tenuto con funzionari dello Stato del Tabasco, le madri della carovana “Cercando vita in strade di morte”,  hanno convinto le autorità dello Stato di Tabasco a riesaminare nuovamente i casi dei migranti centroamericani che si trovano in carcere.

Molte di queste detenzioni sono arbitrarie visto che i migranti si trovano in una condizione di transito; le condanne che sono state inflitte loro prevedono pene gravi.

Nella riunione i funzionari si sono impegnati a riesaminare i casi di deportazione di migranti in rischio, soprattutto dell’Honduras e del Salvador, che dovrebbero essere considerati rifugiati.

“Molti di loro devono scegliere tra l’incognita di morire nel loro paese d’origine o morire durante il viaggio… preferiscono il secondo”, ha affermato Martha Sánchez Soler, presidentessa del Movimiento Migrante Mesoamericano.

I funzionari insistevano sulla “difesa dei diritti umani”, e il coordinatore della carovana, Rubén Figueroa, ha ricordato che Tabasco è il secondo Stato del Messico per deportazione di migranti, anche minorenni.

“Il Plan Frontera Sur ha portato i migranti a porre le loro vite in mano dei trafficanti: il 75% dei migranti che viaggiavano sul tetto del treno ora cercano in trafficante che li porti al di là del confine”, ha spiegato Figueroa.

“Noi madri non vogliamo che si dimentichi quello che è successo qui, che il crimine non è organizzato ma autorizzato”, affermò la honduregna Anita Zelaya, integrante della carovana, davanti ai funzionari ammutoliti.

Le autorità si sono limitate a reiterare che il problema è più grande di loro e hanno sottolineato solo i risultati della loro amministrazione, ad esempio l’albergo per migranti di Villahermosa, finanziato da ACNUR.

La viceprocuratrice ha assicurato che le carceri dello Stato di Tabasco saranno aperte alle prossime carovane, affinché le madri possano cercare nei penitenziari indizi dei loro figli desaparecidos.

 

Juan E. Flores Mateos. Traduzione di Orsetta Bellani

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