Giorno #7: Silenzi e parole a Guadalajara

Silenzi e parole a Guadalajara. Foto: Prometeo Lucero

Silenzi e parole a Guadalajara. Foto: Prometeo Lucero

di Valentina Valle Baroz

“Sono una madre centroamericana, e noi madri esigiamo il diritto e il rispetto della vita dei nostri figli. Questa Carovana si chiama “Ponti di Speranza” perché non possiamo perdere la speranza, perché i nostri figli sono i nostri prìncipi, e non possono continuare a massacrarceli. Ci é chiaro che dicono che il Piano Frontiera Sud è stato concepito per l’emergenza umanitaria dichiarata negli USA di fronte all’aumento dell’immigrazione dei minori. Però noi madri vediamo come viene trattata quest’emergenza, come ci stanno rimandando indietro la nostra gente, maltrattata, le nostre donne vittime di violenza sessuale, i nostri bambini e ragazzi frustrati, con segni di psicosi, traumi che necessitano attenzione psicologica. L’obiettivo vero di questo programma per noi madri è ben chiaro, e vogliamo che tutto il mondo lo sappia: è quello di frenare la migrazione di persone centroamericane e di altre nazionalità verso gli Stati Uniti, usando l’esercito”.

Il discorso delle madri centroamericane nell’auditorio del FM4 Paso Libre, organizzazione senza fini di lucro che nella città di Guadalajara, Jalisco lavora perché il “passaggio dei migranti sia più degno e giusto”, non poteva essere più chiaro. La loro analisi semplice e diretta riassume perfettamente la realtà di un piano di contenimento della migrazione che ufficialmente dichiara di avere la finalità di proteggere i migranti ma, in pratica, si traduce in una politica reazionaria che priorizza il controllo e implementa pratiche persecutorie.

Fray Tomás, commenta che “solo a Tenosique ci sono più di 100 agenti della migrazione, spiegati tra la frontiera del Ceibo e la città, e tra Tenosique e Zapata. Anche se non p presente la Marina, l’esercito c’è con la 38° zona militare e, mentre prima non c’erano Federali, adesso ci sono 8 pattuglie con almeno 5 agenti per pattuglia, per un totale di almeno 40. Anche la Polizia Statale partecipa al Piano, per non parlare del Chiapas, dove Tapachula è totalmente militarizzata: tra Tapachula e Arreaga ci sono almeno 10 posti di blocco”.

Sulla carta, infatti, i principali scopi del Piano Frontiera Sud sono: evitare che i migranti pongano a rischio la propria sicurezza usando La Bestia, un treno che non trasporta passeggeri ma merci; sviluppare strategie puntuali, che garantiscano la sicurezza e protezione dei migranti; combattere i gruppi criminali che minano i loro diritti. Questi tre obiettivi si raggiungerebbero rafforzando la componente preventiva, la sicurezza della linea e delle installazioni ferroviarie e incrementando il numero di pattuglie e la presenza dello Stato. Integranti del MMM, tuttavia, segnalano che queste azioni si basano su due idee errate. “La prima, che il problema sia il treno. In questo modo non si vuole vedere la causa della migrazione e ci si vuole solo sollevare la coscienza, aumentando i rischi per i migranti. La seconda, che l’intensificazione della collaborazione tra autorità migratorie e forze di sicurezza possa essere la soluzione ai crimini contro i viaggiatori considerati irregolari. Entrambe, infatti, sono istituzioni con problemi strutturali di collusione con la delinquenza e che richiederebbero riforme profonde, non una collaborazione tra organismi di per sé corrotti. Le misure per la protezione del personale dei centri di accoglienza che continua ad essere oggetto di minacce da parte del crimine organizzato, inoltre, risultano finora inesistenti”.

La denuncia del Piano Frontiera Sud, delle sue incongruenze e, soprattutto, delle sue conseguenze, è fondamentale per richiamare l’attenzione sulla minaccia ai migranti che viene direttamente dallo Stato. Concepito in comunione con gli Stati Uniti, per non dire imposto, questo Piano viene anche direttamente finanziato dal governo Obama, con uno stanziamento di pare 86 milioni di dollari – Fray Tomás afferma che in realtà non si sa esattamente a quanto ammonti il finanziamento statunitense – fondi inizialmente stanziati per l’Iniziativa Mérida, meglio conosciuta come Guerra al Narcotraffico, e ora riassegnati a questo nuovo progetto. Una provenienza decisamente macabra, se si considera che la guerra di Calderón ha mietuto in Messico, secondo la stima dell’organizzazione italiana Libera, almeno 136 mila100 morti.

La conferenza stampa tenutasi a Guadalajara ha quindi avuto una grande importanza per aver messo in risalto un tema che necessita, dentro e fuori dei confini messicani, molta più attenzione e approfondimenti di quanti se ne stiano dedicando. Tuttavia, quelle pronunciate al FM4 non sono state le uniche parole degne di essere riportate nel corso della giornata trascorsa nella capitale jalicense.

Al termine della marcia silenziosa che dalla Rotonda della Normale si è diretta alla Basilica della Vergine di Zapopan, infatti, le parole di rabbia e indignazione delle madri sono esplose dal palco montato nel sagrato della Chiesa, di fronte alle quasi mille persone che hanno accompagnato la camminata. Qui il silenzio che ha regnato per i cinque chilometri di processione è stato rotto innanzi tutto da Fray Tomás che, con profonda coscienza del momento storico che vive questo paese, ha citato il comunicato zapatista con cui Marcos commentò la marcia silenziosa dell’EZLN, nel dicembre 2012: “Avete sentito? È il rumore del vostro mondo che crolla. È il rumore del nostro che risorge”. Parole emblematiche, riprese poi dal discorso di una delle madri che con forza ha ribadito che è il tempo del loro riscatto è ora. Perchè le terre da cui provengono i migranti sono abitate da gente povera, ma non stupida, ed è giunto il momento di porre fine allo sfruttamento non solo delle loro risorse naturali ma anche di quelle umane. Perché la migrazione è un affare che vale milioni, non solo per il crimine organizzato che estorce, sequestra e recluta ma anche per i governi, sempre più complici e corrotti. E, a proposito di complicità, vale la pena menzionare la denuncia di molti frati e suore presenti alla manifestazione, che hanno messo in risalto il silenzio della Chiesa di fronte alla tragedia umanitaria che si sta perpetrando in Messico e che, tra morti e desaparecidos, è ormai sotto gli occhi di tutti. Chiaramente, di tutti quelli che la vogliono vedere.

Il settimo giorno della Carovana è stato quindi uno dei momenti più attivi dal punto di vista politico, dove questo termine ovviamente non si configura in riferimento alla presenza di partiti o esponenti del governo ma al suo senso originario, ossia di appartenenza alla cittadinanza. Quello a cui abbiamo assistito a Guadalajara è stato un invito alla società civile perchè inizia a vedere la migrazione in un’ottica differente da quella assistenzialista, come diretta conseguenza di una politica neoliberale che, a livello mondiale, mira a svuotare una parte del pianeta per poter meglio disporre delle risorse ivi presenti.

 

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s