Giorno #5: La Sacra Famiglia e il Samaritano

Foto: Mario Marlo

Foto: Mario Marlo

di Valentina Valle Baroz

L’alba a Las Patronas é uno spettacolo di luci e colori, i venti minuti che separano questa località dal centro di Córdoba sono sufficienti per fare di questo gruppo di case un angolo di campagna in città. Alla spicciolata arrivano le signore, preparano il caffé, distribuiscono i tamales. La Caravana lascia a malincuore questo luogo che per una notte ha fatto sentire a casa anche noi.

Al rifugio migranti La Sagrada Familia di Apizaco, Tlaxcala, l’atmosfera è diversa, ma non meno accogliente. Qui la visita ruota attorno alla denuncia delle putrelle di cemento che sono state erette a lato dei binari, per impedire la salita dei migranti al treno ma che, lontano dal raggiungere questo obiettivo, l’unico risultato che ottengono è causarne la morte o il grave ferimento.

I volontari della casa di accoglienza accompagnano la Carovana sui binari dove, in corrispondenza di uno di questi piloni, viene depositato un mazzo di fiori in memoria di Haren Nahú Cepeda Martínez, hondureño, morto mentre cercava di salire sulla bestia all’inizio di questo 2014.

Dopo il pranzo, la Carovana riparte alla volta di Atitalaquia, Hidalgo, dove si trova un’altra casa del migrante, quella del Samaritano. A lato della ferrovia, le suore della Chiesta Pentecostale e Avventista accolgono i familiari dei migranti in quest’umile struttura che, nonostante le piccole dimensioni, è fino ad ora una delle più affollate tra le visitate.

Il luogo vive, fin dalla sua apertura, una situazione molto delicata. Sia i migranti che le suore sono stati vittima più volte di minacce e, pochi mesi addietro, un gruppo di malviventi si sono spinti fin dentro alla casa per sottrarre denaro ai giovani. La sicurezza in questa piccola cittadina lascia molto a desiderare, l’atmosfera che si respirare per le strade è quella tipica dei luoghi vessati dal crimine organizzato.

Al suo arrivo la Carovana viene informata che un gruppo di migranti provenienti da Guatemala e Honduras sono stati da poco vittima di un assalto e, solo per un caso fortuito, sono riusciti a scampare a un sequestro. Vale la pena sottolineare che le forze dell’ordine si sono in quest’occasione attivate in aiuto dei migranti, cosa non comune in Messico, e sono accorsi in loro soccorso detenendo due delinquenti.

Dopo aver ascoltato il racconto delle vittime, ed essere stati informati che alcuni migranti si trovavano ancora negli uffici della polizia locale perché intenzionati a sporgere denuncia contro gli assaltatori, tre dei giornalisti accompagnanti la Carovana si sono traslati nelle installazioni della Municipale per raccoglierne la testimonianza e assicurarsi che non venissero detenuti né consegnati alla Migrazione. È noto, infatti, che le forze di polizia molto spesso non attivano un protocollo adeguato nei confronti dei migranti, non forniscono loro l’assistenza legale e medica necessaria e non li informano dei loro diritti. Inoltre, non è raro che gli integranti della polizia, soprattutto Municipale, siano collusi con la delinquenza, fatto che pone in una posizione di estremo rischio chiunque si metta nelle loro mani per sporgere denunce di qualunque genere. In questo caso la vulnerabilità dei soggetti era davvero estrema, soprattutto perché nessuno dei presenti era a conoscenza delle dinamiche e alleanze del luogo. I migranti, come anche la stampa che li accompagnava, si sono quindi ritrovati in modo tanto inatteso quanto indesiderato invischiati in un iter burocratico di riconoscimento e denuncia dei colpevoli del tutto improvvisato, in cui era evidente che né la Polizia Municipale né la Statale, aggiuntasi nel corso della serata, aveva idea di quale fosse il passo successivo. L’unica cosa certa è stata la gravissima mancanza da parte della Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH) che, sollecitata più volte da parte dell’organizzazione della Carovana perché si recasse sul luogo e prestasse assistenza ai migranti, non ha mai raggiunto il gruppo di persone che, fin oltre la mezzanotte, sono state spostate da un ufficio all’altro, senza nessuna protezione adeguata. Nessuno, né migranti né giornalisti, si è sentito sicuro fino al momento in cui il gruppo è stato ricondotto, alla casa del migrante. La denuncia è stata sporta e tutto indica che i due sequestratori sono stati assicurati alla giustizia ma l’esito giudiziario della vicenda è ben lontano dal potersi definire certo.

I fatti occorsi in questa quinta giornata di Caravana dimostrano, una volta di più, quanto i migranti che attraversano il territorio messicano siano esposti ad ogni tipo di pericolo e vessazione. Dal momento in cui lasciano il loro paese, i sequestri, le estorsioni, le violenze – che per le donne significano anche abusi sessuali – non sono solo un rischio ma una tremenda realtà e, cosa peggiore, sono completamente soli. Le istituzioni e le forze dell’ordine sono ben lontane dall’essere per loro una garanzia di protezione e anche gli organismi dei diritti umani, come si è visto in quest’occasione, mantengono un comportamento ben lontano da quello predicato di fronte agli obiettivi delle occasioni ufficiali.

La realtà dei fatti continua a confermare che le uniche persone su cui i migranti possono effettivamente contare sono i volontari che lavorano nelle case dei migranti e in associazioni come il Movimento dei Migranti Mesoamericano.

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