Giorno #6: Incontri e speranze tra Hidalgo e San Luis Potosí

María Delmi Valle Zuniga e suo figlio José Yanel Navarro Valle. Foto: Consuelo Pagaza

María Delmi Valle Zuniga e suo figlio José Yanel Navarro Valle. Foto: Consuelo Pagaza

di Valentina Valle Baroz

La comunità di San Sebastián Tenochitlán si trova a tre ore di distanza circa da Atitalaquia. La Carovana è partita alle 8 della mattina alla volta di questo piccolo centro, situato sempre nello stato di Hidalgo, per un appuntamento importante. Per la seconda volta, il “ponte di speranza” si è concretizzato davanti a noi nell’incontro tra María Delmi Valle Zuniga e suo figlio José Yanel Navarro Valle. Il giovane, ora trentaduenne, lasciò l’Honduras all’età di sedici anni, alla volta degli Stati Uniti, paese che non riuscì mai a raggiungere.

Separatosi dai suoi amici in questo stato del Messico centrale, stremato dall’esperienza della Bestia, decise di non continuare il viaggio e venne “raccolto” dai binari da un possidente locale per il quale lavorò per ben sedici anni, senza che mai la sua situazione migratoria fosse legalizzata. La dinamica di questo “impiego” rimane tutta da chiarire, come anche i dettagli della sua permanenza nella “casa in collina”, un edificio che la Carovana non ha visitato, dove il giovane viveva solo e da cui scendeva saltuariamente a dorso di un asino per tenere pochi e rapidi contatti con la comunità. La sua presenza era diventata una specie di leggenda, l’unica famiglia con cui riuscì a tessere una relazione un po’ più profonda è stata anche quella che l’ha salvato.

Il “ponte” in questo caso è stata Rocío, la figlia della coppia che vive ai piedi della collina dove abitava Yanel e che, a volte, gli offriva cibo e ospitalità. Resasi conto che il ragazzo conduceva una vita a cui sì si era abituato ma che non gli apparteneva e che, soprattutto, aveva subito un trauma che non riusciva a superare, Rocío decise di raccogliere discretamente informazioni e, poco a poco, riuscì a ricostruirne la vicenda. Priva dei mezzi per rintracciare da sola la famiglia d’origine, si mise in contatto con il Movimento Migrante Mesoamericano che, dopo un anno di lavoro, è riuscito a realizzare l’incontro.

Così, nella piazza centrale di San Sebastián Tenochitlán, madre e figlio si sono finalmente riabbracciati. I familiari “adottivi” di Yanel, che in Messico era diventato Alexis, dopo una resistenza iniziale, hanno partecipato all’incontro offrendo un piccolo rinfresco per gli integranti della Carovana. Ruben Figueroa, del MMM, ha commentato l’incontro ricordando che il “ponte di speranza” è la dimostrazione che il popolo messicano non è nella sua maggioranza ostile ai migranti ma che tra la gente più umile c’è tanta solidarietà nei confronti di questi giovani che lasciano il loro paese d’origine per necessità, la maggior parte delle volte ignorando il tremendo destino che li attende.

Se la prima parte di questa sesta giornata di Carovana è stata tutta dedicata alla riunione familiare tra doña Delmi e suo figlio, con interviste e racconti ma anche con emozioni e lacrime, il resto del giorno è stato invece contrassegnato dalla speranza che le restanti madri hanno riposto nell’archivio della Casa della Carità – Focolare del Migrante “Luis Morales Reyes”.

Ubicata nella città di San Luis Potosí, questa casa è la più grande che la Carovana ha visitato fino ad ora e, grazie al supporto che le viene fornito dalla diocesi locale e dalla Caritas, anche la meglio organizzata e dotata di mezzi. All’interno del rifugio si trova, infatti, non solo il personale volontario che si dedica al suo mantenimento e alla cura dei migranti ma anche personale della Croce Rossa messicana, istituzione del tutto assente nelle altre case di accoglienza.

Tutte le donne hanno avuto modo di consultare i dettagliati archivi fotografici, e alcune di loro hanno avuto un riscontro positivo, trovando finalmente una traccia dei loro figli dopo anni di attesa. Molte di loro, infatti, partecipano alla Carovana per la prima volta e, per la prima volta, hanno avuto modo di raccogliere informazioni. Come risalta Ruben Figueroa, infatti, non esiste nessun protocollo che permetta alle madri dei migranti provenienti dal Centroamerica di sporgere denuncia della scomparsa dei loro figli o di venire in Messico a cercarli. “Per entrare nel paese, dovrebbero affrontare loro stesse questo viaggio della speranza, non avendo nessuna possibilità di ottenere un visto legale”, ha denunciato l’attivista.

Con la permanenza nella casa di San Luis si è chiusa questa sesta giornata di Caravana, la prossima tappa sarà Guadalajara, per visitare l’associazione FM4 e partecipare ad una marcia silenziosa di denuncia delle violenze in Messico.

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